Quali sono davvero i nostri sogni?

Quali sono davvero i nostri sogni? Che cosa ci spinge a rialzarci, come accade a Keanu Reeves in Matrix?

A volte basta poco per abbatterci: una parola sentita in un momento particolare della nostra vita, il commento di una persona importante, la risposta a una richiesta che aspettavamo con ansia e la risposta è no. Così, la delusione brucia. Soprattutto quando ci abbiamo messo l’anima in un progetto, quando abbiamo investito tanto in termini economici, di tempo; in termini di fede in qualcosa, in qualcuno, in noi stessi.

Possiamo domandarci di chi è stata la colpa, forse nostra, degli altri, del contesto. Se era il momento giusto, il team giusto, la strada giusta. Soprattutto potremmo chiederci: quali sono davvero i nostri sogni?

Quali sono davvero i nostri sogni?

Un famoso proverbio recita: “Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, non importa che tu sia un leone o una gazzella, devi correre.” Perciò il leone e la gazzella agiscono nello stesso modo, ma ciò che cambia è perché lo fanno. Ovviamente il leone corre perché ha fame, mentre la gazzella corre per salvarsi la vita. Due motivazioni differenti ma legate entrambe alla sopravvivenza.

Molto spesso, durante i corsi di coaching e sulla motivazione, mostro la Piramide dei bisogni di Maslow:

Come vedete, al primo gradino troviamo i bisogni primari, quelli legati alla sopravvivenza, alla corsa del leone e della gazzella. Tuttavia ognuno di noi, almeno una volta nella vita, può aver rinunciato a bere o a mangiare perché spinto da un bisogno più grande. Oppure ha perso molte ore di sonno per accudire un figlio, viaggiare di notte, preparare un esame, una presentazione in azienda, ecc. In questo caso, saliamo la piramide di qualche gradino sussurrando: I have a dream.

I have a dream

Non molti sanno che nel celebre discorso I have a dream di Martin Luther King, soltanto i primi sette paragrafi del discorso erano preparati! Il consigliere di King, l’amico C. B. Jones, racconta: “Avevamo selezionato insieme i temi e lui aveva steso il testo. Poi a un certo punto Mahalia Jackson, la grande cantante gospel che aveva aperto la manifestazione, ha iniziato a urlare: Parla del sogno, Martin! Parla del sogno!

Ero a pochi metri di distanza – continua Jones – e ricordo benissimo che King ha accantonato i fogli e ha preso a parlare a braccio. La parte che è entrata nella storia era in realtà improvvisata, ed è anche questa la sua forza. Con un discorso spontaneo ha espresso un concetto che si può riassumere in tre parole: All, Here, Now. Vogliamo tutto, qui e ora. “

I have a dream
I have a dream

Non possiamo tralasciare il valore che la spontaneità e l’improvvisazione hanno avuto quel giorno, non possiamo dimenticare che i sogni ci appartengono ma che, in un certo senso, noi apparteniamo a loro. E ci chiedono inesorabilmente di esprimerli, di seguirli, di tentare e ritentare di realizzarli, fedeli alla nostra essenza.

Andiamo a scoprire motivazioni e risorse

Quindi le prime domande da porci sono: quali sono davvero i nostri sogni, che cosa ci fa stare bene, che cosa ci piace, che cosa ci fa svegliare la mattina nonostante le preoccupazioni, il sonno, la pioggia,… i leoni? Quale sogno ci motiva a rialzarci ogni volta dopo un rifiuto, una perdita, una delusione, una sconfitta?

Allora scopriremo che buona parte dell’iceberg delle nostre motivazioni è ancora nascosto, così come soggiacciono in profondità buona parte delle nostre risorse. La mia proposta è quella di accompagnarvi individualmente o in team a fare chiarezza sulla motivazione, sul sogno motore che vi accende, che vi fa stare bene. Che vi fa dire: “Perché così ho scelto”.

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Credit immagini: https://pixabay.com/photos/lion-savannah-nature-predator-dusk-3276692 – https://pixabay.com/illustrations/non-violence-peace-transformation-1158317/

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