Public speaking: parlare in pubblico con successo.

Si dice che la paura di parlare in pubblico sia la più diffusa al mondo, dopo la paura di morire. Invece è possibile imparare a parlare in pubblico con successo, senza fatica e senza paura.

Ecco una scena divertente del pluripremiato Il discorso del re. Il film racconta la storia vera di re Giorgio VI d’Inghilterra (Colin Firth), che non riusciva a parlare in publico.

Che cosa è accaduto? Il re si è lasciato andare! E questo è il primo passo.

Chi riveste delle cariche pubbliche, un politico, un attore, un insegnante, un relatore… è costretto a parlare in pubblico quotidianamente. Anche se non appartenete a queste categorie, prima o poi capiterà anche a voi.

L’occasione potrebbe essere una semplice riunione condominiale, un briefing aziendale, l’assemblea di classe, la discussione di laurea… Certo immaginerete che è molto diverso parlare di fronte (o in mezzo) a un gruppo, piuttosto che a un solo interlocutore. Uno dei motivi è che il numero di ascoltatori spaventa e se ne teme il giudizio.

Parlare in pubblico

L’immagine sottostante, rielaborata dal modello matematico di Shannon e Weaver,  mostra i tre parametri della comunicazione:

  1. la fonte, l’emittente, ossia colui che emette il messaggio secondo un codice prescelto (ad esempio, una persona che pronuncia una frase in italiano)
  2. il messaggio, che viene comunicato a livello verbale, paraverbale, non verbale, implicito, di contesto, ecc. attraverso un determinato canale, più o meno disturbato (ad esempio voce, microfono…)
  3.  il destinatario, vale a dire colui che decodifica e riceve il messaggio

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine-1.png

Per parlare in pubblico con successo è necessario lavorare su questi tre parametri. Innanzitutto occorre siate consapevoli che non si può non comunicare: persino se rimanete immobili e in silenzio, chi vi osserva cerca di interpretare l’assenza di parole e la vostra mancanza d’azione.

Mettendo il focus sul messaggero, dunque, ammetterete che l’occhio vuole la sua parte e che l’abito… fa il monaco! Una persona curata, il più possibile attraente, coerente con il contesto e il ruolo che riveste, possiede già ottime basi per il public speaking. Pochi secondi, in genere sei o sette, basteranno al pubblico per farsi un’idea su di voi! Quindi il look, lo spirito e la sicurezza con cui vi presentate sono importanti tanto quanto la competenza dell’argomento trattato.

Ciò che conta in assoluto è però l’affect. Suscitare fiducia, dimostrarsi umani e credibili. In una parola, essere autentici.

Il messaggio giusto: forma e contenuto

Una volta scelto il codice, vale a dire il linguaggio da usare, più o meno tecnico, forbito ecc. il messaggero dovrà decidere il contenuto e la forma del messaggio. E’ fondamentale che il messaggio sia chiaro, inequivocabile, completo. Potremmo dire che un buon messaggio è simile a un buon piatto: occorre curarne la presentazione, il gusto, l’originalità.

Un buon discorso è simile a un buon piatto

Un buon piatto deve solleticare tutti i nostri sensi, non basta che sia commestibile! Lo speech giusto, come il cibo, deve arrivare alla pancia e al cuore. Deve emozionare positivamente. Sarà costituito da parole accattivanti ed eviterà le cosiddette parole killer, cioè termini dal connotato negativo che possono provocare distrazione, disagio, noia, perplessità.

Mentre parlate la vostra attenzione deve essere rivolta interamente al pubblico. Infatti, se riguardate il modello di Shannon e Weaver, noterete lo spazio dedicato al feedback. Ogni messaggio ha un obiettivo, sempre, ed esige una risposta. Una call to action!

Che cosa desiderate ottenere dai vostri interlocutori? Volete semplicemente informarli oppure convincerli di qualcosa? Volete che acquistino un servizio o un prodotto? Che collaborino a un progetto? Che siano d’accordo con voi? Che cambino atteggiamento o comportamento? Abbiate le idee chiare, in proposito.

Parlare meglio e senza fatica

Un buon comunicatore conosce i propri utenti, il target a cui si rivolge: età media, sesso, lessico, gusti, abitudini, competenze… Perché ogni pubblico è diverso da un altro ed è pronto a reagire in maniera differente a ciò che vede e ascolta. Quindi ogni discorso va scritto su misura.

Inoltre, un buon comunicatore:

  • studia gli spazi, il contesto e la prossemica che saranno teatro della sua performance
  • gestisce la postura e il body language
  • memorizza al meglio il proprio speech
  • sa gestire le domande del pubblico
  • non sforza la voce, non fa fatica a parlare a lungo, non ha mal di gola
  • conosce la differenza fra stress buono e cattivo (distress, eustress)

Grazie ai miei trent’anni di esperienza in teatro e in aula ho messo a fuoco le migliori tecniche ed escamotages per un public speaking efficace. Sono entusiasta di approfondire e condividere con voi gli argomenti solo sfiorati in questo articolo, unitamente alla scrittura dei discorsi, ai toni, alle espressioni e ai gesti specifici che aggiungono valore allo speech.

Durante i miei corsi o lezioni individuali, come nellevento dell’ 11 maggio, offro anche esercizi utili alla memorizzazione e al miglioramento del proprio stato d’animo, sicurezza, relax, igiene vocale necessari ad affrontare qualsiasi tipo di uditorio e qualsiasi durata di conversazione.

Credetemi, basta poco per iniziare! Attraverso un’esperienza guidata imparerete persino a sentire il respiro del pubblico, il suo stato d’animo. Vi adeguerete alla platea, sfruttando addirittura la sua energia: anche questo significa parlare in pubblico con successo!

Per maggiori info: veronica.talassi@gmail.com

Credit immagini: https://pixabay.com/photos/collage-megaphone-invasion-2919061/ – https://pixabay.com/photos/salad-mixed-salad-raw-food-healthy-2049563/ – https://pixabay.com/illustrations/stress-relaxation-relax-word-391657/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *