Un team troppo unito non funziona.

Un team troppo unito non funziona. Perché un team dove i conflitti vengono sottaciuti può prendere decisioni molto rischiose.

Analizziamo un tipico case study: lo Space Shuttle Challenger.

Il caso dello Space Shuttle Challenger

E’ il 28 gennaio 1986. Christa McAuliffe è la prima insegnante elementare a viaggiare nel cosmo. Tanto che gli studenti di tutto il mondo aspettano la sua lezione di scienze trasmessa dallo spazio. Alla base NASA ci sono tutte le TV in diretta mondiale e le famiglie dei sette astronauti. Lo Space Shuttle parte, vola, ma dopo 73 secondi esplode.

Rapidamente si scopre che la causa dell’incidente è stata una guarnizione in gomma detta O-ring. Tale guarnizione, posta nel segmento inferiore del razzo, ha perso le sue proprietà elastiche a causa del gelo. Di conseguenza non ha retto e dopo la perdita del propellente ha determinato la tragica esplosione. Ma perché il problema è passato inosservato al team responsabile dei controlli?

In realtà, il giorno precedente al lancio, ingegneri e tecnici avevano espresso la propria preoccupazione per il clima gelido. Del resto le guarnizioni in gomma non erano mai state testate a quelle temperature… Tuttavia i funzionari della NASA erano scettici sul parere del team tecnico esterno all’agenzia. Chiesero ai tecnici di rivalutare la situazione e i tecnici cambiarono parere. Queste informazioni non giunsero mai al comandante della NASA, Jesse Moore, che prese la sua fatale decisione.

Il lancio del Challenger

Un team troppo unito non funziona

Come abbiamo visto in un articolo sul Team Building, il gruppo ha delle precise dinamiche. Si tratta di dinamiche strutturali e comunicative che lo caratterizzano. Analizziamo dunque il team della NASA come fosse oggi e il suo modus pensandi. Innanzitutto l’agenzia spaziale è fortemente coesa, altamente performante e determinata al raggiungimento di un obiettivo comune. Funzionari e tecnici stanno lavorando a un progetto importante, di alto profilo.

A Cape Canaveral si respira un’atmosfera molto stressante: il lancio del Challenger è stato rimandato diverse volte. Si teme che il pubblico americano inizi a perdere fiducia nell’istituzione. Allora ecco emergere i tipici sintomi di pensiero gruppale: gli ingegneri si sentono obbligati a conformarsi alla norma del gruppo. Cioè, al desiderio di effettuare finalmente il lancio, anziché rimanere fedeli alla propria idea iniziale.

Mentre la NASA ritiene che i rischi non siano superiori a quelli di qualunque progetto spaziale, si dimostra troppo sicura di sé. Dimostra anche una netta ristrettezza di vedute quando ignora i dubbi dei tecnici, che non sono membri interni all’agenzia. Infine, la NASA ha impedito che l’informazione scalasse la gerarchia, partendo dal basso fino al vertice dirigenziale!

E’ sempre meglio passare l’informazione

Pensiero gruppale e conflitti

Sull’onda dell’ipotesi di Irving Janis (1971, 1982), di Turner, Spears (1998) e altri psicologi, si è definito il caso Challenger come un tipico caso di Groupthink o pensiero gruppale. L’ ingroup NASA, forte della categoria di appartenenza, ha dato peso a informazioni rilevanti soltanto per la propria identità condivisa. E’ proprio ciò che avviene nel pensiero gruppale: si sostengono idee che sono in linea con le norme del proprio gruppo, mentre si respingono quelle che provengono dall’esterno (outgroup).

I membri dell’ingroup hanno un forte senso di ‘noi’ e di ‘loro’. Dunque lavorano per sviluppare una concezione positiva di sé stessi, tanto da perdere il senso della realtà. Tanto da non accorgersi che una minaccia paventata dai membri dell’outgroup sia reale. In sostanza il team della NASA ha polarizzato e consensualizzato in modo univoco i membri del team verso un’unica visione comune.

In conclusione, un team troppo unito non funziona. La coesione positiva deve comprendere sia un atteggiamento aperto agli outgroup sia la capacità di mettersi in discussione. A tutti occorre dare la possibilità di esprimersi liberamente, se non addirittura di portare alla luce dei conflitti. I conflitti devono emergere. Poi, naturalmente, bisogna saperli gestire. Ma questa è un’altra storia…

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Credit immagini: https://www.svagonews.com/disastro-del-challenger-la-nasa-commemora-lanniversario-delle-tragedie-spaziali/ – https://it.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle_Challenger#/media/File:Challenger_launch_on_STS-7.jpg

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